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Visualizzazione post con etichetta hotel house. Mostra tutti i post
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venerdì 11 gennaio 2013

HOTEL HOUSE - VIA BRODOLINI 3 A 0

Non ce ne vogliano gli abitanti di Via Brodolini (quartiere Scossicci-Del Sole) ma sembra che, come già segnalato più volte da molti lettori in questo blog, da quelle parti il rispetto delle regole che disciplinano la raccolta differenziata dei rifiuti rimanga piuttosto indigesto.

giovedì 20 dicembre 2012

FORZA NUOVA VS SENEGAL

I fatti, più o meno, si sono svolti in questo modo:
La comunità senegalese di Porto Recanati ha chiesto al sindaco la possibilità di poter usufruire di una sala per una commemorazione funebre di una importante figura religiosa. La struttura in questione, a nostro modo di pensare concessa giustamente dalla Ubaldi, è stata individuata nella sala che si trova dentro l'Hotel House e che i senegalesi amano definire "sala consiliare".

venerdì 1 giugno 2012

VOGLIA DI LEGALITÀ ALL'HOTEL HOUSE

C'è una forte richiesta di legalità che nasce da chi abita all'Hotel House. E potrebbe portare alla limitazione di fenomeni delinquenziali. Speriamo vivamente che questo interessante progetto possa crescere. Perché ovviamente è nell'interesse di tutti che ciò avvenga. Se il controllo del territorio nasce dagli stessi abitanti di quella realtà con l'appoggio delle istituzioni e delle associazioni no profit di volontariato, la cosa non può che essere incentivata e appoggiata da tutti i portorecanatesi.

Non lo pensate anche voi?





martedì 31 gennaio 2012

PARTITI (PARTICIPIO PASSATO)


E' stato molto interessante assistere, venerdì scorso, alla presentazione del libro "Babel Hotel" di Ramona Parenzan e al relativo dibattito che ne è seguito, presso il Cinema Adriatico. Gli interventi degli ospiti sono stati tutti di assoluto livello e mai come in questa occasione gli intervenuti hanno avuto la possibilità di farsi un'idea del fenomeno "Hotel House" e delle sue implicazioni di carattere sociologico ed economico che interessano ovviamente il tessuto della nostra cittadina. 
Ci ha molto colpito la narrazione del processo di integrazione e di presunta diversità che il prof. Bellei dell'Università di Urbino ha esposto in maniera sublime. Così come molto commovente è stato l'intervento della professoressa Bianchini della nostra scuola media, che ha raccontato con un'enfasi a tratti toccante il suo impegno di docente a favore dei giovani studenti immigrati e delle loro difficoltà nell'inserirsi nel nostro contesto scolastico.
Da questo punto di vista, però, dobbiamo purtroppo rimarcare una clamorosa assenza che magari pochi avranno notato: quella dei rappresentanti e dei dirigenti dei partiti politici portorecanatesi. Sì, perché fatta eccezione per la presenza del nostro sindaco (Udc), dell'ex assessore Agostinacchio (Paese Vero) e di una sparuta rappresentanza di Sinistra Ecologia Libertà, tutti gli altri partiti o movimenti hanno evidentemente ritenuto di scarsa importanza l'iniziativa, che finalmente approfondisce la questione "Hotel House" e le sue varie implicazioni. Insomma, Pdl, Pd, Idv, Lega, Partito Socialista e La Destra si sono fatti notare per la loro assenza.
Venerdì, in pratica, è rimasto a casa chi dovrà poi preoccuparsi di selezionare le classi dirigenti che in futuro andranno a governare la nostra cittadina, perdendo l'occasione di assistere a un approfondimento interessantissimo su quel che era, che è e che sicuramente sarà un problema con cui la politica nostrana dovrà fare i conti in futuro.
Insomma, per farla breve, si ha l'impressione che la politica, a Porto Recanati, si stia dolosamente disinteressando dei veri problemi, per poi precipitarsi ad affrontarli in sede di redazione del programma elettorale o nei comizi pre-elezioni.
Le cose, insomma, non vanno come dovrebbero.
E la sensazione che i "partiti" (sostantivo) siano ormai "partiti" (participio passato) è fin troppo evidente.
Sarebbe ora passata che facessero ritorno all'ovile.

Grazie a notitiacriminis.blogosfere.it

giovedì 26 gennaio 2012

IDEE CHE CI PIACCIONO: "BABEL HOTEL" A PORTO RECANATI

Qualche settimana fa vi avevamo presentato, nella nostra "rubrica libraria", il bel volume "Babel Hotel", libro che esplora l'universo Hotel House, curato da Ramona Parenzan, che il nostro blog ha per l'occasione intervistato.

Domani, venerdì 27 gennaio, "Babel Hotel" viene presentato a Porto Recanati, al Cineteatro Adriatico, grazie all'iniziativa dell'associazione "Lo Specchio".
L'aspetto interessante dell'incontro è dato dalla discussione a cui, oltre all'autrice, parteciperanno il prof. Cristiano Maria Bellei, docente di Socioantropologia delle relazioni etnico-culturali all'Università di Urbino, il prof. Alberto Niccoli, presidente della Banca di Credito cooperativo di Recanati e Colmurano, il prof. Gianluigi Mondaini, docente di Composizione architettonica e urbana all'Università Politecnica delle Marche, la prof.ssa Daniela Boccanera, dirigente dell'istituto comprensivo "Enrico Medi", la docente dello stesso istituto prof.ssa Francesca Bianchini e Diop Sek Mustafa, rappresentante delle comunità dell'Hotel House.

A proporre le letture saranno la curatrice Ramona Parenzan e tre delle scrittrici coinvolte nel progetto: Clementina Sandra Ammendola, Rosana Crispim Da Costa e Dusica Sinadinovska.

Sarà senz'altro un'occasione per parlare di Hotel House mettendo al centro l'umanità e le "vite migranti" che lo abitano, oltre che per discutere dei problemi legati all'urbanistica, all'integrazione, al credito e all'istruzione che "il condominio più controverso d'Italia" si trova ad affrontare tutti i giorni.

sabato 12 novembre 2011

I LIBRI DELL'ARGANO: RAMONA PARENZAN, "BABEL HOTEL"

Cari amici,

il libro che vorremmo proporvi oggi ci tocca davvero da vicino. 
"Babel Hotel", il libro curato da Ramona Parenzan (bresciana, laureata in Filosofia e laureanda al corso di specialistica in Sociologia della multiculturalità all'Università di Urbino), risponde a una domanda: Che cosa accade ogni giorno all’interno di un gigantesco condominio composto da 480 appartamenti e abitato, in estate, da tremila persone con lingue, culture e provenienze differenti? Come si intrecciano - e a volte si scontrano - le esistenze e i sogni degli inquilini di questo strano ma realissimo luogo con quelle degli abitanti della limitrofa cittadina di mare marchigiana?
Si tratta infatti, come afferma l'editore, di una “presa di parola” collettiva sul tema delle città plurali e delle diverse forme di marginalizzazione sociale causate anche dal sentimento di paura legato alla venuta dei nuovi intrusi: i migranti. Soprattutto, però, "Babel Hotel" è una potente metafora, una tensione verso il futuro: qualcosa “a venire” che potrebbe con il tempo superare il margine narrativo per trasformarsi in un progetto creativo, sociale e politico più ampio.

Questo libro ci aiuta a vedere un po’ più in là. 
A capire, direbbe il grande Jacob Riis, "come vive l’altra metà"
(dall'introduzione di Gian Antonio Stella).


 
 
INFINITO EDIZIONI
BABEL HOTEL Vite migranti nel condominio più controverso d'Italia
di RAMONA PARENZAN
Introduzione di GIAN ANTONIO STELLA
Formato cm. 15x21, CONTIENE CD CON BRANI E AUDIORACCONTI
Pagine: 192
Prezzo: euro 17.00

Noi dell'ARGANO siamo rimasti molto incuriositi e abbiamo deciso di interpellare direttamente la creatrice di questo bel progetto: Ramona Parenzan.

Ramona Parenzan, come ha conosciuto Porto Recanati?
Mi sono recata per la prima volta a Porto Recanati e quindi all'Hotel House grazie all'indicazione di una possibile tesi in Sociologia della multiculturalità (il mio relatore è il professor Cristiano Maria Bellei) a Urbino...

Cosa fa nella vita, Ramona?
Da anni sono operatrice interculturale e quindi avere la possibilità di intervistare per motivi di studio gli abitanti, migranti e non, dell'Hotel House, mi sembrava particolarmente interessante. La cosa che subito mi ha colpito, all'inizio della mia ricerca, è stata la disponibilità delle famiglie che abitano il grande palazzone a farsi intervistare: mi facevano entrare nelle loro case, spesso li intervistavo mentre mangiavo il cous cous preparato da loro come segno di ospitalità, oppure mi offrivano un caffè al bar... tutto ciò contrastava con l'opinione dei portorecanatesi che, alla parola «Hotel House», arricciavano il naso e mi sconsigliavano vivamente di recarmici, giudicandolo un posto «pericoloso» e anche per certi versi «sconveniente».

Come è continuata, la cosa, e come è nato il progetto di “Babel Hotel”?
Ho continuato a recarmi a Porto Recanati tutte le estati successive, non solo per fare le interviste sull'Hotel House ma anche, lo ammetto, per godermi una bellissima vacanza estiva (amo Porto Recanati, il suo centro, il suo lungomare, la cortesia sobria e mai eccessiva dei ristoratori e la loro magnifica arte nel preparare il pesce...). A un certo punto mi sono accorta che le interviste che avevo tra le mani erano davvero originali, ricche di vita, esperienze, progetti migratori differenti, emozioni, paure, sogni e così mi è sembrata una buona idea coinvolgere amici scrittori, poeti e musicisti, ma anche operatori interculturali e mediatori linguistici e culturali in un progetto di scrittura creativa ma anche in un progetto insieme sociale, politico e interculturale. Così ai vari amici scrittori e musici ho mandato le interviste e loro ispirati da esse, pur nella maggioranza dei casi non essendosi mai recati lì, hanno composto canzoni, poesie e racconti ispirati alle vite migranti (e non) degli abitanti dell'Hotel House che avevo intervistato. Nel giro di due anni ho raccolto ben 28 tra poesie, canzoni e racconti, ho trovato un editore coraggioso disposto a pubblicarli, et voilà, è nato BABEL HOTEL.

Il progetto «Babel Hotel» finisce qui o continua?
Ora Babel Hotel è in cammino, per trasformarsi piano in attività laboratoriali nelle scuole, per essere utilizzato nei corsi di formazione sui temi dell'intercultura, per essere letto e messo in dialettica all'interno di dibattiti, non solo a Porto Recanati, poichè le realtà BABELICHE oggi sono ovunque. Mi auguro davvero tanto che a Porto Recanati (e non solo lì) si cominci finalmente a capire che è tossico e nocivo creare capri espiatori per salvare una supposta comunità innocente, macchiata dai vizi dei nuovi arrivati visti come intrusi, come indesiderati... Mi piacerebbe pensare che le vite «migratorie» dei nuovi cittadini di Porto Recanati possano essere un buon viatico per chi decide di aprire i propri orizzionti per allargare lo sguardo, uno sguardo finalmete aperto alla nuova mondialità. Mi piacerebbe pensare che i racconti vengano letti a scuola, coinvolgendo migranti come portavoce, coinvolgendo artisti del luogo di varia provenienza per insegnare ai nuovi cittadini di domani che l'interculturalità è una scommessa vincente e non un rischio, nè tantomeno un pericolo.

Cos’è quindi, per lei, la migrazione?
Mi piacerebbe pensare che prima o poi si possa smettere di ragionare della migrazione intendendola solo come rischio, problema, insicurezza sociale, ma anche come opportunità, possibilità di allargare il proprio immaginario, di conoscere nuove forme artistiche e nuovi modi di essere al mondo…

Quando verrà a trovarci di nuovo a Porto Recanati?
Verrò a Natale, magari ci incontriamo…


Ramona Parenzan è laureata in Filosofia e laureanda al corso di specialistica in Sociologia della multiculturalità a Urbino. Da anni formatrice e operatrice interculturale, tra le sue pubblicazioni annovera: TI RACCONTO IL MIO PAESE: ALBANIA (con Valbona Jakova), Vannini, 2002; TI RACCONTO IL MIO PAESE: SERBIA E MONTENEGRO (con Nada Strugar), Vannini, 2005; DONNE, CACCIATORI E PERFIDI IMBROGLIONI. I PERSONAGGI DELLA SAGGEZZA POPOLARE ALBANESE, Sinnos, 2006; INTRUSI. VUOTO COMUNITARIO E NUOVI CITTADINI, Ombre Corte, 2009.

martedì 8 novembre 2011

L'ASSENZA DELLO STATO - LA PROBLEMATICA HOTEL HOUSE

Avranno pur firmato un "Patto per la Sicurezza".
Ci avranno pur riempito di promesse e di buoni intendimenti.
Ma all'Hotel House, mai come ora, l'ordine pubblico è garantito dagli stessi abitanti.
Che rinunciano alle ore di sonno per dare la caccia agli spacciatori ed ai delinquenti.
Perché anche se nel nostro immaginario collettivo è dura da capire, in quel palazzone ci sono famiglie per bene, che vorrebbero vivere in tranquillità.
E che, per farlo, si debbono trasformare in sceriffi che fanno i turni.

E' l'assenza totale dello Stato che si manifesta. E' la sconfitta delle istituzioni che si materializza.

Nell'indifferenza di tutti.

Vi estendiamo questo articolo tratto dal sito viverecivitanova:


PORTO RECANATI, I CONDOMINI DELL'HOTEL HOUSE: BASTA, SU NOI SOLO FALSITA'

di Elisa Tomassini

Sono state diverse le occasioni nelle quali il nome Hotel House ha fatto mostra di sè sulle testate giornalistiche. Il fatiscente condominio nel quale convivono più di 40 etnie diverse torna a far parlare di se, ma stavolta è la voce dei condomini che vuole a tutti i costi raccontare una verità spesso celata dietro i crimini, i titoli a caratteri cubitali e il traffico di droga. La voce di chi dentro quelle quattro mura, spesso sbattute in prima pagina, ci vive e ci cresce i propri figli chiede di essere ascoltata.
Erano molti i condomini dell'Hotel House, che stamattina (venerdì 28 ottobre) si sono raccolti davanti all'ingresso principale del condominio portorecanatese, insieme all'Avv. Maurizio Nardozza ed al sindaco Rosalba Ubaldi per raccontare la loro versione dei fatti, sulle ultime ronde e risse avvenute proprio nel cortile o nei pianerottoli dell'House. "Si è parlato di lotta fra gang e controllo del territorio, ma erano solo falsità" - ha esordito l'Avv. Nardozza, che insieme a Giuseppe Lufrano gestisce uno sportello legale per lavoratori e stranieri a Porto Recanati - "noi oggi presentiamo una lettera a diverse autorità motivando le sommosse dei giorni scorsi, non come lotte tra clan rivali, ma come conflitto tra coloro che vivono onestamente e gli spacciatori che infestano, è il caso di dirlo, il condominio".

Nella lettera che verrà inviata al sindaco di Porto Recanati, Rosalba Ubaldi e poi a Prefettura di Macerata, Comando dei Carabinieri, Comando della Guardia di Finanza, Ministro dell'Interno, si parla di 400 firme raccolte tra i condomini, per richiedere "un controllo più pregnante e decisivo per la lotta alla criminalità che da sempre affligge la nostra realtà" Il condominio è insomma esasperato, e si legge ancora, "è triste leggere che tali comportamenti sono stati addebitati a lotte interne tra faide...tale situazione non fa altro che ghettizzare gli abitanti dell'House". Cosa si chiede dunque? Un piano di emergenza particolare: installazione di telecamere a circuito chiuso collegate alle centrali operative competenti, pattugliamento costante sia dentro che fuori dal condominio o la presenza del carabiniere di quartiere, impianto di allarme presso la portineria, installazione di tornelli e tessere magnetiche per i residenti.

Rosalba Ubaldi, sindaco di Porto Recanati era presente tra i condomini dell'House ed ha ascoltato le richieste alle quali ha risposto risolutamente "Ci siamo già attivati per le telecamere, sebbene solo all'esterno, purtroppo però l'amministrazione comunale non può garantire risposte certe per le altre questioni. Non dimentichiamo che L'Hotel House è una struttura privata, la presenza dei Carabinieri è aumentata e certamente accorrono subito nel caso vengano segnalati dei disordini, ma è il proprietario del condominio che deve pensare alla risoluzione di determinati problemi. Di sicuro è da escludere il farsi giustizia da sè, la parte buona del condominio deve collaborare con le forze dell'ordine perchè è evidente e giusto che i buoni non debbano rimetterci". La Ubaldi non ha risparmiato un commento ai fatti pubblicati sulle testate giornalistiche "Questo tipo di pubblicità, di cui tutti abbiamo colpa, è un danno per l'intera città, sarebbe dunque il caso di abbassare i riflettori ma di alzare il livello di guardia piuttosto, ognuno deve fare quel che può nel suo piccolo". La Ubaldi è stata chiara su quelle che secondo lei potrebbero essere le azioni che scoraggerebbero il crimine, "Il portierato è indispensabile, per non far entrare chi non dovrebbe, se agiscono all'esterno verranno ripresi dalle telecamere esterne, ma il condominio deve assoluamente fare la sua parte, come era già stato ribadito nell'ultima riunione alla quale io stessa partecipai. I servizi vanno pagati, chi non può per problemi economici, potrà essere aiutato, ma chi non vuole pagare per altri motivi, vada da qualche altra parte dove i servizi vengono forniti gratuitamente".

Cosa ne pensano i residenti? Che chi pensa che l'aiuto da parte delle autorità non sia stato abbastanza celere, chi ribadisce che le parole del sindaco sono giuste ma che è difficile trovare collaborazione tra tutti i condomini. Tutti concordi invece con le parole di Ali Mohammed : "Non siamo spacciatori o violenti, non siamo razzisti, prima di arrivare qua io stesso sono stato sottoposto a tutti i controlli ed ogni volta che cercavo di oppormi alla droga ho trovato delle porte chiuse, ma non vogliamo rovinare i nostri bambini, siamo solo lavoratori che vogliono vivere una vita tranquilla e dignitosa con la nostra famiglia, speriamo ora che le nostre richieste vengano ascoltate"


Il nostro sindaco, l'Assessore Leonardi, il maresciallo Carbonari ed alcuni condomini dell'Hotel House
Grazie per la foto a "viverecivitanova"


sabato 5 novembre 2011

DA MEREDITH ALL'HOTEL HOUSE....

Abbiamo trovato questo articolo nella rassegna stampa dello scorso giovedì che ci ha particolarmente colpito. L'avvocato Giulia BONGIORNO, parlamentare di Fli e passata alla storia per aver difeso nei tribunali Andreotti prima e Meredith recentemente, sembra che possa diventare protagonista di un caso che riguarda la nostra cittadina...

Resto del Carlino 20 Ottobre 2011

martedì 25 ottobre 2011

BREAKING NEWS: OK DELLA REGIONE ALL'IMPIANTO DI VIDEOSORVEGLIANZA ALL'HOTEL HOUSE

AGENPARL - Roma, 24 ott - La Regione Marche ha approvato il progetto comunale di videosorveglianza del condominio “Hotel House” di Porto Recanati. La struttura ospita circa 1.376 persone, il 92 per cento extracomunitarie di 40 diverse etnie, ed è composta da 480 appartamenti dislocati su 17 piani. La città (circa 12 mila abitanti, con il 21,8 per cento di stranieri) è oggetto di uno specifico “Patto per la sicurezza”, siglato il 9 maggio 2011, alla presenza del sottosegretario di Stato, Alfredo Mantovani. Il progetto è stato presentato dal Comune e viene finanziato dalla Regione Marche con 100 mila euro. Prevede la riqualificazione dell’area attraverso interventi nelle zone verdi intorno al perimetro del condominio e un sistema di video sorveglianza, con telecamere manovrabili a 360°, che permettono di monitorare l’intera zona interessata, senza punti d’ombra. Le immagini vengono trasferite, in tempo reale, agli uffici delle varie forze dell’ordine presenti sul territorio comunale.
Lo rende noto la Regione Marche. 

martedì 3 maggio 2011

PORTO RECANATI COME LAMPEDUSA????

Ma davvero, come ci ricorda una forza politica in occasione della campagna elettorale per le provinciali, possiamo paragonare Porto Recanati a Lampedusa?
Apriamo un sondaggio. Mandateci la vostra opinione.
Noi ci limitiamo a dire solo che negli ultimi mesi non abbiamo visto sbarchi di tunisini nelle nostre coste. Ma magari sono arrivati via terra...

martedì 12 aprile 2011

L'HOTEL HOUSE - IL REPORTAGE

Grazie a cronachemaceratesiTV un interessantissimo reportage sull'Hotel House che mostra una realtà spesso disconosciuta a molti portorecanatesi. Per certi tratti, anche una piccola lezione di vita.
Da non perdere

martedì 5 aprile 2011

L'INQUILINO PIU' PERICOLOSO DELL'HOTEL HOUSE: LA CAMORRA

Riportiamo l'interessante articolo uscito sul sito http://www.cronachemaceratesi.it/2011/03/25/linquilino-piu-pericoloso-dellhotel-house-la-camorra/

A scrivere è Giuseppe BOMMARITO, avvocato e presidente dell’associazione onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”


Le cronache degli ultimi anni, anche a causa della colpevole sottovalutazione della penetrazione della criminalità organizzata nel nostro terrritorio, hanno registrato di tutto e di più: accoltellamenti, sparatorie, guerre furibonde tra bande di spacciatori, regolamenti di conti, risse continue, auto incendiate per ritorsione, spaccio e traffico di droga, carabinieri brutalmente aggrediti, giovani morti per overdose e anche un omicidio

C’è chi l’ha definito come un nuovo Colosseo, sia per le dimensioni che per il fatto di ospitare anch’esso lottatori per la vita provenienti in gran parte dal Medioriente e dall’Africa (come gli antichi gladiatori). Altri, puntando sul traffico di droga che di continuo vi si svolge ed al giro di violenta delinquenza che inevitabilmente ne consegue, l’hanno paragonato alle tristemente famose Vele di Scampia, proponendone senza tanti giri di parole l’abbattimento. Altri ancora usano il termine di “melting pot”, inteso come crogiuolo, come calderone di razze, nazionalità e religioni diverse, con la lingua italiana da tutti faticosamente parlata come unico denominatore comune.

Stiamo parlando dell’Hotel House, l’enorme condominio costruito nei primi anni settanta (la posa della prima pietra, con tanto di cerimonia e con autorevoli presenze ministeriali, avvenne, in realtà, il 22 luglio 1967), che svetta imponente nelle vicinanze di Porto Recanati, ai margini della strada statale Adriatica, un monumentale casermone di cemento a forma di croce di 17 piani, alto più di 50 metri, le cui assemblee di condominio ricordano in qualche modo le sedute plenarie dell’ONU.

Il condominio consta di ben 480 appartamenti, ognuno di quasi 70 metri quadrati, dove vivono, infatti, persone appartenenti a 35 etnie diverse (!!!), circa duemila residenti (un centinaio appena gli italiani, oggi la vera minoranza), destinati a raddoppiare nei mesi estivi, allorchè arrivano a frotte gruppi di nordafricani, ospitati dai connazionali, che ogni giorno si riversano sulle spiagge della costa anconetana e maceratese: sono i “vu comprà” che offrono ai turisti i prodotti contraffatti forniti dalla camorra, quelli con i marchi di prestigio platealmente taroccati.

Estate a parte, circa un sesto dell’intera popolazione di Porto Recanati (tra italiani e stranieri, i cittadini residenti complessivamente superano di pochissimo la soglia delle dodicimila unità), sicuramente una percentuale da record a livello nazionale, vive in questo gigantesco blocco di cemento. Tra gli immigrati che abitano nell’Hotel House, prevalentemente di religione musulmana, le nazionalità più numerose sono quella senegalese, e poi, a seguire, quella bengalese, tunisina, pakistana, nigeriana, cinese, macedone, marocchina. Un enorme concentrato di extracomunitari, tanto che, di tutti quelli residenti nella provincia di Macerata, il 20% vive proprio a Porto Recanati, per la maggior parte allocati appunto nell’Hotel House (una città nella città, è stato pure detto, e sicuramente a ragione, considerato che oltre la metà dei comuni della provincia di Macerata non raggiunge la soglia dei duemila abitanti).

Una realtà in continua evoluzione (o meglio involuzione). Da vivace residence di appartamenti per vacanze estive nel periodo del boom economico, tendenzialmente autosufficiente, con piscina e negozi, a cupo luogo di passaggio, negli anni dell’abbandono, per gente di ogni genere (terremotati di Ancona, ballerine dei night della zona, camorristi latitanti, brigatisti in clandestinità, militari delle vicine caserme in odore di trasferimento), per poi divenire quello che oggi è: un megacontenitore di migliaia di persone venute da tutto il mondo nel nostro paese in cerca di una vita migliore, tenute vicine alla comunità locale, ma al tempo stesso confinate in uno spazio territoriale autonomo e non integrato dal punto di vista urbanistico (ad esempio, mancano marciapiedi e strade di sicuro e facile collegamento al centro cittadino). Una integrazione a metà, insomma: inserimento fruttuoso nelle varie attività produttive della zona, dove i lavoratori stranieri servono, eccome, ma sostanziale isolamento territoriale e urbanistico dal cuore della comunità locale (fatta eccezione per la notevolissima presenza dei circa 400 bambini nelle scuole di Porto Recanati). Come a dire: integratevi, ma senza esagerare, è bene per tutti che ognuno stia al posto suo!

C’è molta, anzi, moltissima gente perbene tra questi lavoratori stranieri, che si guadagna il pane quotidiano con il proprio sudore, che vuole vivere tranquilla e che negli anni della tranquillità economica è riuscita a realizzare un vero radicamento nel rispetto della legalità: oggi circa la metà degli appartamenti dell’Hotel House è di proprietà degli immigrati che vi abitano; alla base del casermone vi sono ben sedici esercizi commerciali, nonché una moschea e una chiesa pentecostale; e l’esigenza di sicurezza e di controlli assidui, fortemente sentita, non è solo degli abitanti della zona, ma anche della maggior parte degli stessi stranieri residenti.

Questo mostro urbanistico deve quindi la sua pessima fama solamente a una frangia di delinquenti che vivono e operano al di fuori della legge, all’interno e nei pressi del gigantesco condominio multietnico. Una frangia minoritaria, ma organizzata in gruppi criminali violenti e senza scrupoli, che delinque fortemente, senza mezzi termini. Le cronache degli ultimi anni, anche a causa della colpevole sottovalutazione della penetrazione della criminalità organizzata nel nostro terrritorio, hanno registrato di tutto e di più: accoltellamenti, sparatorie, guerre furibonde tra bande di spacciatori, regolamenti di conti, risse continue, auto incendiate per ritorsione, spaccio e traffico di droga a cielo aperto, carabinieri brutalmente aggrediti durante le perquisizioni, giovani morti per overdose nel piazzale antistante, un clandestino di 26 anni ucciso a coltellate nello stesso piazzale pochi mesi fa nell’ambito di scontri all’ultimo sangue fra pusher. Un'escalation che sembrava inarrestabile, tanto da far assurgere l’Hotel House, considerato un terminal dei clan camorristici, a problema di ordine pubblico di rilevanza nazionale, come se fosse una bomba atomica ormai prossima a esplodere.

venerdì 11 marzo 2011

PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE?


Da tempo ci vengono segnalate le difficoltà che gli abitanti dell'Hotel House devono affrontare per raggiungere a piedi il centro cittadino. Così noi dell'Argano abbiamo pensato che fosse giunto il momento di andare a verificare di persona. Qualche giorno fa uno dei nostri ragazzi si è armato di scarpe da tennis e buona volontà e ha coperto, a piedi, il percorso tra Palazzo Volpini (sede del nostro Comune) e, appunto, l'Hotel House, in orario notturno. 
Ecco quel che ci ha raccontato:

"La passeggiata, fino al fiume Potenza, è stata piacevole. Poi, una volta passato il ponte, mi sono trovato a dover percorrere il tratto che porta al sottopasso (quello davanti al "Green Leaves", per capirci) tenendomi sulla destra dello stesso. Le auto, alle mie spalle, correvano veloci. Ero solo, ma mi sono sentito molto vulnerabile. Il panico vero e proprio l'ho provato quando mi sono trovato sotto lo stesso sottopasso. Mi sono fermato 30 metri prima per esaminarlo visivamente e studiare la soluzione migliore per attraversarlo. Tenendo la destra, ho pensato, non potrò vedere le auto che vengono alle mie spalle. Spero che loro vedano me, almeno nel tratto più stretto e buio. L'alternativa era attraversare il sottopasso nella carreggiata contraria, quella di sinistra. Ho pensato che almeno così avrei potuto vedere tutti i mezzi venire verso di me e dunque, eventualmente, avrei potuto schivarli. Così ho optato per questa soluzione, ritenendola più sicura. Ma appena sotto il ponte della ferrovia, ho capito di aver fatto una cazzata. Le auto provenienti dalla Statale, che scendono verso il sottopasso per dirigersi verso il centro cittadino, hanno la naturale propensione a gettare uno sguardo verso la strada proveniente dallo stadio, per capirci. E, una volta appurato che la strada è libera, stringono la curva quasi alla cieca. Si trovano pertanto il pedone davanti. Perché in quel tratto non c'è un marciapiede. E se hai con te un bambino, sono problemi enormi. Personalmente, ho avuto paura. E non avevo nient'altro di cui preoccuparmi se non la mia incolumità. Passato il tratto, occorre poi imboccare la strada che porta all'Hotel House, sulla tua immediata sinistra. Ancora senza marciapiedi. Al ritorno, superare il sottopassaggio è ancora più complicato. Perché se lo prendi seguendo la direzione di marcia dei veicoli,  cioè la destra, lo stesso cono d'ombra dell'auto proveniente dalla Statale di cui abbiamo parlato prima può risultare fatale per la tua sicurezza. L'auto, infatti, sopraggiunge alle tue spalle. Se invece provi a superare il sottopasso nell'altra corsia, per imboccarlo l'unica maniera possibile è percorrere la rotonda in senso contrario a quello delle autovetture. E in quel caso, se non vuoi rischiare di essere investito, ti conviene tagliare in mezzo all'erba della rotonda. Una volta percorso il sottopasso, poi, fino al ponte sul Potenza, hai le stesse difficoltà dell'andata. In conclusione, non c'è da scherzare. Tutto il percorso pedonale è di estrema pericolosità. E se penso che 2.400 persone, per raggiungere il centro e tornare a casa sani e salvi, devono affrontare quest'odissea, c'è da rabbrividire. Di notte, il minimo che si dovrebbe fare in quel percorso, è indossare giubbotti catarifrangenti. Denuncio questa situazione dopo averla vissuta. E prima che succeda qualcosa di spiacevole"

Noi dell'Argano passiamo la palla, come al solito, alle autorità competenti. Sicuri che mettere in sicurezza pedonale quel tratto sarebbe un gesto di civiltà e, non per ultimo, garantirebbe la sicurezza a tutti coloro che con le giornate di sole volessero recarsi presso il nostro stadio senza prendere l'auto.