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mercoledì 18 febbraio 2015

MEGLIO SE TACI

Oggi pubblico un articolo uscito proprio l'altro ieri (mai tempistica fu più miracolosa....) di un giornalista che stimo moltissimo. E' estratto da un libro che Alessandro Gilioli (direttore Espresso Web), con il quale in passato ho avuto occasione di confrontarmi, ha scritto a quattro mani con Guido Scorza.

Leggendolo, capiamo quanto "chiarezza e trasparenza" in Italia (e di conseguenza a Porto Recanati), siano concetti buoni solo per riempirsi la bocca. E se da cittadino, produci una richiesta di accesso agli atti per provare in qualsiasi modo a controllare l'attività della  Pubblica Amministrazione, la risposta che ti viene fornita è sempre quella:

"Lei non ha un interesse qualificato per poter richiedere tale dato"........

Perchè in Ruanda si può. Ma in Italia e a Porto Recanati no.



Grazie a L'Espresso:

Legge sulla trasparenza, lo Stato gioca a nascondino

Siamo rimasti uno dei pochi Paesi al mondo senza una norma per far conoscere a tutti le informazioni in possesso del governo e della pubblica amministrazione. Una beffa ai cittadini, un favore ai corrotti: come spiega il nuovo libro-denuncia di Gilioli e Scorza.

La legge sulla trasparenza dello Stato approvata dalla Repubblica del Ruanda nel marzo del 2013 stabilisce che in quel Paese «chiunque ha il diritto di accedere all’informazione detenuta da ogni organismo pubblico». Il Ruanda è quindi uno tra i 90 Stati che hanno adottato un Freedom of Information Act, come vengono chiamate nel mondo le norme che impongono la pubblicità degli atti della pubblica amministrazione. Il primo ha visto la luce oltre due secoli fa, in Svezia (1776); la Finlandia ne ha uno dal 1951; negli Stati Uniti è stato approvato nel 1966, su pressione dell’opinione pubblica che voleva avere accesso a informazioni sull’andamento e i costi della guerra nel Vietnam. Norme simili sono in vigore dal Messico all’Uganda, dal Bangladesh allo Zimbabwe, dal Nepal alla Nigeria, dall’Angola alla Giordania, dall’Angola a Malta.




E in Italia? In Italia no. A dispetto dei proclami sulla trasparenza che attraversano gli ultimi 25 anni di storia patria - ultimo quello di Matteo Renzi all’insediamento del suo governo - i cittadini possono accedere ai documenti in possesso della Pubblica Amministrazione solo con grandi difficoltà, quando ci riescono. Perché se da noi non c’è un Freedom of Information Act, esistono invece disposizioni che vanno in senso contrario.



«Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni», stabilisce ad esempio l’articolo 24 della legge n. 241 del 1990. Come dire che in Italia è vietato accedere a un documento amministrativo per verificare come viene gestita la cosa pubblica: lo Stato avverte l’esigenza di autotutelarsi rispetto al rischio che qualcuno chieda informazioni per controllarne l’operato. La stessa norma stabilisce che anche quando si può chiedere l’accesso ai documenti di un’amministrazione, bisogna essere «portatori di un interesse specifico». Nel caso di una gara pubblica, ad esempio, bisogna essere un soggetto che a quella gara ha partecipato o, almeno, avrebbe potuto partecipare. Come se non fosse “interesse specifico” di qualsiasi contribuente sapere se i suoi soldi sono spesi nel modo migliore! 
Inoltre la legge - sempre la stessa - prevede che «le pubbliche amministrazioni individuano autonomamente le categorie di documenti sottratti all’accesso». La norma cioè consente a ogni amministrazione di ergere invalicabili mura attorno ad alcune categorie di documenti, in modo del tutto arbitrario. Una possibilità che, purtroppo, è stata colta proprio dalla più alta delle amministrazioni italiane, la presidenza del Consiglio dei ministri, nel giugno 2011: quando l’allora premier Berlusconi e il suo ministro Angelino Alfano, firmarono un decreto - pochissimo notato - con il quale provavano a coprirsi la ritirata ormai prossima, secretando la maggior parte dei documenti e degli atti del governo. Il decreto contiene alcuni punti che fanno accapponare la pelle: vengono, ad esempio, sottratti all’accesso «i verbali del Consiglio dei Ministri, i documenti inerenti l’attività istruttoria riguardante le interrogazioni, le interpellanze (…) le risoluzioni, le mozioni e gli ordini del giorno del Parlamento, (…) i documenti inerenti l’attività di organizzazione delle presenze dei rappresentanti del Governo nel corso dei lavori parlamentari». Quindi, mentre nel resto del mondo si diffondeva la filosofia dell’open government, in Italia si andava in direzione opposta, ingegnandosi a nascondere anche le informazioni di più evidente rilievo pubblico. L’elenco delle notizie sottratte alla disciplina sul diritto di accesso con queste modalità è quasi interminabile: si va dalle direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri ai verbali del Cipe, fino ai dati «riguardanti il conferimento di onorificenze, decorazioni e ricompense da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri».Ma perché documenti di questo genere devono essere sottratti all’accesso dei cittadini, se non per nascondere qualche favore ad amici e amici degli amici? È il segreto, evidentemente, la miglior arma della peggiore politica. E si noti che nessuno dei governi che si sono succeduti a quello che ha prodotto questo mostro ha mai abrogato la norma in questione. Né Monti, né Letta, né Renzi. Il primo, anzi, ha fatto di peggio: gabellando per “legge sulla trasparenza” una norma-beffa che non ha aperto di un millimetro in più le stanze di Barbablù dello Stato, limitandosi a proclamare come libera la circolazione di informazioni che le singole amministrazioni avevano già deciso di rendere note. Per mettere fine a tutto questo, nella primavera del 2014 è nata una coalizione di 32 diverse associazioni che si sono unite per un Freedom of Information Act italiano, lanciata con un sito (Foia4italy.it) il cui manifesto è chiaro: «Conoscere le informazioni che ci riguardano (dai conti pubblici alla salubrità dell’ambiente) non deve essere un’impresa per pochi, ma una possibilità e un diritto di tutti. Avere accesso alle informazioni raccolte dallo Stato è un diritto universale ed è il presupposto di una piena partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Perché i cittadini sappiano a che punto sono i piani per gli asili nido pubblici; perché si possa scoprire dove sono gli investimenti promessi per contrastare la violenza domestica; per avere dati certi sulla situazione sanitaria della propria regione; perché si possano avere cifre precise su quanti sono gli esodati; per sapere di finanziamenti, incarichi e conflitti di interessi; e per scoprire la corruzione che si cela dietro a un appalto prima che sia troppo tardi ed evitare così gli enormi sprechi e ritardi che abbiamo visto negli ultimi anni. Ma più semplicemente il Freedom of Information Act serve anche a te quando non sai a che punto è la tua richiesta di visita specialistica all’ospedale o quando un call center comunale ti lascia in attesa per ore».spiega uno degli attivisti che da più anni si occupa del tema, l’avvocato Ernesto Bellisario: «La trasparenza serve a stimolare un controllo diffuso sull’operato della pubblica amministrazione, determina un miglioramento di efficienza delle scelte di governo ed è prerequisito indispensabile per poter consentire la partecipazione delle persone al processo decisionale (“conoscere per deliberare”, diceva Einaudi). Nel resto del mondo, l’esistenza di un Freedom of Information Act è ritenuta tassello fondamentale per il livello di democrazia di un Paese. Purtroppo, il legislatore italiano non sembra interessato al tema».




Secondo Transparency International (un’organizzazione non governativa che pubblica un rapporto annuale sul livello di corruzione nei diversi Paesi del mondo), «l’accesso all’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione è forse l’arma più importante per combattere contro la corruzione», sicché un Freedom of Information Act sarebbe un ottimo antidoto contro le mazzette a ogni livello dell’apparato pubblico. E viene il sospetto che forse anche per questo la classe politica italiana fa così fatica ad arrivare a una legge come quelle presenti in tanti altri Paesi.



Con l’aggiunta che il costo della corruzione in Italia - calcolato attorno ai 60 miliardi di euro - è tale che anche un impatto minimo del Freedom of Information Act (poniamo, una riduzione delle dazioni illegali del 10-20 per cento) avrebbe robusti effetti di recupero di denaro pubblico. Senza dire che aumentare la trasparenza della pubblica amministrazione aiuterebbe a ricostruire un rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, tra i cittadini e lo Stato.
Invece, restiamo dietro il Ruanda



18 commenti:

  1. Argano la tua ricerca di trasparenza manifesta a pieno la tua ubaldosità.

    Schiavi di un regime durato 15 anni osi anche solo chiedere di vedere cosa fanno i nostri salvatori? La tua fiducia e fedeltà dovrebbe essere cieca ed il livore dovresti fomentarlo verso chi rema contro il cambiamento.

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    1. Si chiamano salvatori gli assassini più forti.

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  2. Concordo. É per questo che mi limito a chiedere solo cose che loro stessi chiedevano quando stavano all'opposizione..... Per non disturbare oltre modo il processo di cambiamento.

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  3. Mazza mazza tutta na razza... e quessa che c è adè è la peggiu... glie pare da capì tutto a lora e invece non se raccappezzane manco tra de lora.... chi nasce pegora nn po duentà un lupu

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  4. Bravo Argano ,giustissimo chiedere anzi lecito ed il fatto ke l' adesione al F. I.A. del Ruanda sia un ottima notizia e dovrebbe essere applicata anche qui da noi ,e che se chiedi un atto in Comune ti sia dato in tempi celeri o quantomeno ci sia una trasparenza tale da poterli mettere nel sito del Comune in tempi brevissimi, onde non far crescere sospetti ed ombre sull'operato dell'Amministrazione.
    Sbagliato chi invece critica e ti unge di Ubaldosità, quando le stesse richieste vengono, invece fatte, da M5S non vengono minimamente commentate.
    Anche la polemica sterile che La Montali vi ha fatto ieri l'altro è sinonimo che gli roda l'essere anche minimamente criticata.
    Caro Argano posso non essere molte volte comprensivo nei tuoi confronti, ma il giornalismo o blogghismo che stai facendo è una buona cosa, sia per l'informazione che per far capire il come i ns. concittadini reagiscano alle tue notizie.
    A proposito come mai non se ne è parlato più del sondaggio che il Cittadino di Recanati fece giorni fa sulla Ns. Amministrazione ,con risultati a dir poco indecorosi ?
    Ciao
    Un amico assiduo visitatore

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    1. Quei sondaggi farsa da quello che so sono oggetto di controllo da parte della polizia postale per violazione di dati sensibili. Oltretutto sono facilmente crackabili da un hacker alle prime armi. Bravi bravi continuate a fare affidamento su Stè boiate

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    2. Si vede che non sei un lettore attento. Da questo blog si smonto il precedente sondaggio,con questo va dormi che domani sei più concentrato.

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    3. Perchè il m5s ha rilevanza nulla. Avete un consigliere che vota la fiducia a questa amministrazione e che si è oramai totalmente eclissato.

      Della serie non vi si caga più nessuno.

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  5. caro Argano posso solo farti tanti complimenti da parte mia e spero di tanti altri, sei molto determinato xquesto che ti ammiro, ce ne fossero come te a portorecanati e xil resto d'ITALIA, dammi retta la prossima volta presentati alle COMUNALI peccato tu non lo abbia fatto 1 anno fà. invece ora siam qua ad ELEMOSINARE qualcuno che ci dia risposte su quel che stanno combinando o non combinando dentro al palazzo!

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    1. No, la politica non è proprio fatta per me. Davvero.
      E' un mondo di compromessi, di digestioni difficili, di pragmatismo che ti porta ad andare contro i tuoi ideali. Anche se non ci crederai io nutro la massima ammirazione per chi si impegna nel gestire la cosa pubblica. E lo fa con passione. Colgo l'occasione per spezzare una lancia in favore di Attilio Fiaschetti. Si lo so, proprio lui direte. Ma da come lo conosco, avrà mille difetti, ma è un puro. Ha una sterminata passione per ciò che fa. Ci si butta a capofitto. E questo al di là delle sue convinzioni/ideologie che possono essere condivise o meno gli va riconosciuto pienamente.

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  6. Spero tu non ce l'abbia con me. Ho sempre sostenuto che quei sondaggi on line non sono minimamente attendibili. L'ho sostenuto a tal punto da prendermi una reprimenda dall'editore del Cittadino di Recanati e sue particolare "dediche" nei post. Non ne ho mai parlato perchè giudico quei sondaggi totalmente inaffidabili. Facilmente raggirabili per votare più volte. Faccio un esempio: se uno ha un pc fisso connesso alla rete domestica, poi ha uno smartphone e un tablet connessi a internet tramite 3G, poi magari lavora in ufficio con un pc connesso a internet.
    E vota con questi quattro strumenti. La stessa persona.
    Sono quattro voti validi?
    Per non parlare poi di software come THOR che nascondono gli indirizzi IP, si scaricano in due minuti, e ti consentono di votare validamente più volte.
    Ripeto: anche se Carbonetti se la prende, per me il sondaggio on line è uno strumento inaffidabile.

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    1. Vero, ma anche li c'è par condicio!! Possono votare più volte sia a destra che a sinistra; a guardare i risultati, e se la tua teoria fosse giusta, i destroidi sono mille anni avanti rispetto ai sinistroidi in materia informatica..oppure concordano tutti!!!

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    2. A guardare i risultati ... chi è a favore di questa amministrazione o non ce ne sono o non guardano il cittadino di recanati.

      Sinistroidi è un termine non corretto in questo sondaggio ... non mi pare che tutta la "sinistra" o "centro sinistra" appoggi la montali. anzi qualcuno la ha abbandonata da un pezzo

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  7. Fabrizio Carbonetti18 febbraio 2015 19:19

    In relazione al post di Anonimo delle 14.50 la proprietà della testata "Il Cittadino di Recanati" fa presente che non esiste alcun controllo della Polizia Postale per quanto affermato. Trattasi quindi di pura diffamazione con grave danno di immagine.

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    1. Puntualizzo soltanto che l'anonimo commentatore ha usato un termine generico al plurale avendo scritto "quei sondaggi". Spero abbia scritto ciò perché a conoscenza di "altri" sondaggi che siano stati attenzionati dalla Polizia Postale. Non precisamente di quello pubblicato dal "Cittadino".

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    2. Anche perché l'anonimo delle 14.50 ci dovrebbe almeno dire cosa c'e di interessante in un sondaggio da avere l'attenzione della polizia postale.

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    3. Ci manca che la Polizia Postale perda tempo con i sondaggi sulla Montali...

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  8. Carbonetti che c'hai la coda di paglia che pensi sempre che tutti ce l'hanno con te? Ma poi non eri tu quello che scriveva che un giornalista di porto Recanati era stato querelato dai legali del Burchio salvo poi scoprire che questo non aveva alcun carico pendente? Che pulpito!!

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