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domenica 2 agosto 2015

CASO GIANNINI (E NON SOLO)

34 iscritti al PD all'assemblea regionale tenutasi a Numana, hanno rilasciato la dichiarazione che sotto riportiamo. Tra loro, i dirigenti locali del partito Petro Feliciotti e Antonella Cicconi:
(Comunicato preso da Radio Erre)

E’ un momento difficile per il Partito Democratico. Si cerca di mettere in difficoltà con i soliti metodi scorretti ed irresponsabili il governo Renzi. A livello locale si fanno accordi che a parole esaltano l’unità, percorsi condivisi e chissà quali belle premesse per i cittadini ma in realtà sono il frutto di accordi tra capi corrente che si dividono i pani ed i pesci, pensano a come posizionarsi meglio per i prossimi appuntamenti elettorali, soffocano qualsiasi idea di rinnovamento e di buona politica e si arroccano nel loro mondo dorato mentre attorno a loro tutto brucia. In molti che a parole si autodefiniscono renziani perchè adesso va di moda e conviene, accettano accordi di basso profilo che squalificano la politica e fanno male al Pd".

Nel mirino dei "ribelli", oltre al segretario Comi, anche l'ex assessore regionale Sara Giannini a cui il presidente della Giunta Regionale ha conferito proprio in questi giorni un incarico per 5 mesi (compenso lordo di circa 30 mila euro) come consulente economica. Alla faccia dello slogan in campagna elettorale "Direzione cambiamento!".

giovedì 30 luglio 2015

IL SINDACO SIAMO NOI

Alessandro Gilioli, giornalista de L'Espresso, ha scritto, sulla sua Roma, un pezzo dal titolo "Il Sindaco siamo noi". Mi sono permesso di rivisitarlo e adattarlo alla nostra cittadina.

 

IL SINDACO SIAMO NOI

Il sindaco siamo noi che abbandoniamo i materassi, le lavatrici, le vecchie televisioni e le stampanti rotte accanto ai cassonetti, e se fa caldo non li apriamo nemmeno per buttarci il sacchetto dell'umido , perchè è troppa fatica.

 

Il sindaco siamo noi che lasciamo l'auto in seconda fila, o fuori dagli spazi previsti nei parcheggi pubblici gratuiti, o con due ruote sopra il marciapiedi o nelle rampe dei garages altrui. Ma poi guai se qualcuno si dovesse permettere di fare altrettanto nella rampa del nostro garage.

 

Il sindaco siamo noi che parcheggiamo in divieto di sosta vicino al solito bar. Che tanto lo fanno tutti da sempre, in conformità ad una sorta di legge non scritta della perpetua impunità. E che ce ne frega se blocchiamo la carrozzina del diversamente abile o della mamma che prova a passare da quelle parti.

 

Il sindaco siamo noi che tanto amiamo il nostro animale domestico. Che ha quel brutto vizio di defecare ovunque ed ha un padrone che quella cacca non la raccoglie mai.

 

Il sindaco siamo noi che quando l'agente della Polizia Municipale o il brigadiere della Guardia di Finanza o dei Carabinieri prova a contrastare il commercio abusivo dei numerosi tappetini che lungomare fanno da corredo alle nostre passeggiate serali, ci schieriamo con il venditore abusivo al grido di "poverino, ma che cosa ti ha fatto di male" e non con il rappresentante delle istituzioni.

 

Il sindaco siamo noi, che la differenziata la lasciamo sopra le aiuole. Perchè pensiamo che arreda invece di deturpare.

 

Il sindaco siamo noi, che quando andiamo a fare spesa, occupiamo senza averne titolo, il parcheggio riservato al diversamente abile. Perchè ci scoccia fare quei tre metri in più sotto il caldo sole.

 

Il sindaco siamo noi che se prendiamo una sacrosanta multa la prima cosa che facciamo è cercare qualcuno dentro il palazzo che ce la possa togliere.

 

Il sindaco siamo noi che pisciamo sui muri e buttiamo le bottiglie vuote di birra per terra a ogni festa, ritrovo, spettacolo all'aperto, o semplicemente perchè siamo sbronzi. E tanto basta.

 

Il sindaco siamo noi che non abbiamo manco più la forza di arrabbiarci e che al cospetto dei numerosi gesti incivili di cui siamo testimoni, ci voltiamo sempre dall'altra parte, perchè ci piace il quieto vivere. E non capiamo che di quieto, in questa maniera di vivere, non c'è un beato cazzo.

 

Il sindaco siamo noi, ciascuno di noi.

 

E finchè non lo capiamo, potremo eleggere a Palazzo Volpini pure Batman, ma non se ne uscirà mai.

 

 

 

(foto scippata al gruppo Facebook "So de Porto Recanati e nun me sta be che..")

 

BURCHIO: LE ALTRE SENTENZE

Contestualmente al ricorso della Coneroblu, il TAR Marche, nella stessa giornata dello scorso venerdì 24/07/2015 ha sentenziato in relazione ai ricorsi presentati dalle Ditte 2 P di Paoloni e Sipa s.r.l., coinvolte nell'affaire Burchio anche per la costruzione del famoso marciapiede costato 435 mila euro.

Il tribunale, anche in questo caso, ha parzialmente accolto i ricorsi (procedendo con l'annullamento delle delibere 46 e 47 che cassavano la variante Burchio). Ma ha respinto in entrambi i casi le richieste risarcitorie. Con le motivazioni che sotto riportiamo:

PER LA 2P di PAOLONI ENRICO:

14. La domanda risarcitoria va invece respinta nella parte in cui si chiede il risarcimento per equivalente monetario. Si deve infatti considerare che:
- l'annullamento delle impugnate deliberazioni implica che il Comune, entro il termine dianzi fissato (45 gg), dovrà portare a termine il procedimento pianificatorio, il quale potrebbe però concludersi nuovamente in senso sfavorevole per la ricorrente (non essendovi a monte del procedimento alcun obbligo per il Comune di approvare la variante). In ogni caso, ciò costituisce reintegrazione in forma specifica, espressamente richiesta dalla ricorrente;
- per il resto invece, la domanda risarcitoria è del tutto generica. Va peraltro osservato che, in sede di approvazione del progetto delle opere di urbanizzazione (del. n°39/2014), la Giunta pro tempore aveva espressamente stabilito che i lavori sarebbero stati finanziati da Coneroblu, per cui la pretesa relativa al pagamento dei lavori va rivolta in primo luogo nei confronti del committente privato. Solo in caso di esito infruttuoso di tale tentativo la ricorrente potrebbe agire nei riguardi del Comune. Fra l'altro la ricorrente non ha allegato documentazione da cui si evinca le modalità con le quali le è stato in concreto affidato l'incarico di eseguire i lavori, il che rileva anche ai fini della valutazione della colpa in capo al Comune. In ogni caso, non avendo il Comune garantito a suo tempo la sicura approvazione della variante, eventuali anticipazioni finanziarie sono state fatte a rischio e pericolo della ricorrente;
- non può invece essere richiesta la condanna del Comune per responsabilità precontrattuale, non avendo la ricorrente stipulato alcun accordo rispetto al quale si possa invocare il rispetto dell'obbligo di buona fede nelle trattative. Peraltro, nemmeno a questo riguardo è stato approvato il danno asseritamente subito.

Si compensano le spese di giudizio.

PER LA SIPA SRL:

14. La domanda risarcitoria va invece respinta nella parte in cui si chiede il risarcimento per equivalente monetario. Si deve infatti considerare che:
- l'annullamento delle impugnate deliberazioni implica che il Comune, entro il termine dianzi fissato (45 gg), dovrà portare a termine il procedimento pianificatorio, il quale potrebbe però concludersi nuovamente in senso sfavorevole per la ricorrente (non essendovi a monte del procedimento alcun obbligo per il Comune di approvare la variante). In ogni caso, ciò costituisce reintegrazione in forma specifica, espressamente richiesta dalla ricorrente;
- per il resto invece, la domanda risarcitoria è del tutto generica. In ogni caso, il danno risarcibile sarebbe pari alla svalutazione della moneta relativa al periodo che va dalla data in cui la variante avrebbe dovuto essere approvata (il termine ultimo era il 22/11/2014) a quella in cui sarà data esecuzione alla presente sentenza (e solo per la parte del corrispettivo della cessione che resta da versare), sempre che la variante venga approvata. Questo danno non è stato provato nè nell'an nè nel quantum (ovvero se c'era e quanto era). Le spese relative all'implementazione del progetto iniziale (ivi incluse quelle relative alla cessione dei diritti edificatori) non sono invece risarcibili, perchè le stesse erano indispensabili per la promozione stessa dell'iniziativa e SIPA le ha sostenute a suo rischio e pericolo, non avendo il Comune garantito a suo tempo la sicura approvazione della variante;
- non può invece essere richiesta la condanna del Comune per responsabilità precontrattuale, non avendo la ricorrente stipulato alcun accordo rispetto al quale si possa invocare il rispetto dell'obbligo di buona fede nelle trattative. Peraltro, nemmeno a questo riguardo è stato approvato il danno asseritamente subito.

Si compensano le spese di giudizio.







mercoledì 29 luglio 2015

ROSALBA UBALDI SUL TAR/BURCHIO

La sentenza del TAR sulla vicenda "Burchio" esprime chiaramente due principi : che l'annullamento dell'accordo procedimentale e della variante nascondono maldestramente, pregiudizialmente e di fatto, una revoca su base politica da parte della Giunta Montali e che gli atti fatti dalla precedente amministrazione (Ubaldi) erano assolutamente corretti. E' esattamente quanto abbiamo sostenuto in Consiglio Comunale e non può che farci piacere che le nostre tesi siano state riconosciute valide a tutti gli effetti. Un riconoscimento che ci ripaga delle accuse di illegittimità degli atti, delle derisioni degli amministratori decaduti, dei commenti malevoli e delle espressioni compassionevoli della segretaria. La sentenza, relativamente alla correttezza degli atti, conferma anche quanto espresso nei pareri pro veritate degli avvocati Lorenzotti e Tedeschini messici a disposizione dal PD locale e che abbiamo avuto modo di leggere nell'autunno scorso. La sentenza, per quanto compreso, afferma che c'era la possibilità di non approvare gli atti (accordo procedimentale e variante) se fossero intervenuti nuovi elementi di valutazione e nuovi interessi pubblici più consistenti rispetto a quelli che avevano fatto approvare gli stessi atti. Nuovi elementi di valutazione e nuovi interessi pubblici non considerati nella adozione provvisoria e definitiva non sono assolutamente apparsi né citati neppure dalla difesa d'ufficio semplicemente perché non ci sono. Sostiene la sentenza inoltre che gli interessi ambientali sono stati considerati congrui da parte dell'unico ente sovracomunale titolato a farlo e cioè la Provincia in sede di V.A.S.. In almeno quattro passaggi la sentenza riconosce che l'adozione della variante da parte della mia Amministrazione è stata corretta e trasparente, che ha considerato gli interessi pubblici come preminenti e che ha condotto la procedura secondo i tempi previsti dalla legge senza alcuna eccezione. La sentenza cioè ha chiaramente smentito tutte le affermazioni gratuite ed oscenamente superbe fatte dalla Montali e & ed avallate dalla segretaria e dell'avvocato del Comune al quale tale parere era stato richiesto prima della convenzione; nessuno può toglierci dalla mente che la successiva stipula convenzionale non sia stato altro che il soddisfacimento di una precisa promessa fatta in quella occasione. Cioè, lei ci faccia un parere adeguato a quello che noi intendiamo sostenere e noi poi le facciamo la convenzione. Anche questo è stato ampiamente detto in sede consiliare quando meno di 10 giorni dopo quel 21 novembre, il Consiglio approvò a maggioranza una convenzione molto vaga nei suoi termini tanto che ancora non sappiamo quanto si dovrà pagare all'avvocato incaricato. Ora, le sentenze si accettano per quello che sono e si rispettano. Le indicazioni sono chiarissime. La possibilità teorica di non approvazione della variante è legata a nuovi interessi pubblici subentrati (che non ci sono) così come sarebbe stato possibile fare all'Amministrazione Montali quando, proprio per la mancanza di tali nuovi interessi pubblici, ha annullato in autotutela gli atti definiti impropriamente, ed oggi possiamo dire illegittimamente, non regolari. Non sono un avvocato (ma non mi pare che chi lo è - tra amministratori, segretaria e legale - ci abbia capito molto viste le considerazioni contenute nella sentenza stessa) ma il fatto che non sia stato ammesso il risarcimento dei danni alla Coneroblu è determinato dalla non valutabilità del danno intercorso nel poco tempo compreso tra il 21 novembre ed il 2 febbraio scorso. Il TAR lascia tuttavia aperta una porta e afferma che l'eventuale quantificazione di esso potrà avvenire una volta ripartita la procedura e quando il privato avrà valutato fino in fondo i tempi "persi". A quel punto potrà fare richiesta di risarcimento ma un nuovo giudice dirà se ne avranno diritto o meno. Di sicuro tuttavia un danno, oltre a tutto quello compreso negli obblighi sottoscritti e quindi validi, il Comune lo ha avuto ed è determinato dalle spese legali sostenute e da sostenere che personalmente farei rimborsare a chi quegli atti li ha preparati e votati e non indistintamente a tutti i cittadini di Porto Recanati.

Rosalba Ubaldi

 

20 MILA MC (DI COLATE DI CEMENTO)

PREMESSA:  Io lo so che per scrivere quello che sto per scrivere sotto,  mi prenderò una mezza tonnellata di insulti che andranno dal "venduto alla Coneroblu" al "cementificatore selvaggio" al "distruttore dell'ultimo spicchio di verde della nostra cittadina".

Ma siccome nei commenti vedo che lo spirito degli ambientalisti è molto presente e il mio compito, in questo blog, è quello di cercare di approfondire tutti gli aspetti della vicenda, io una cosa la devo sottoporre alla vostra osservazione.

Ad un certo punto, la sentenza del TAR recita, in riferimento alla questione del risparmio del suolo:

"è vero che la normativa regionale dianzi richiamata subordina la possibilità per i Comuni di approvare varianti urbanistiche alla condizione che ciò sia finalizzato a ridurre il consumo del suolo e/o ad incentivare il recupero delle zone già edificate, ma è anche vero che ogni risparmio di suolo ha la stessa rilevanza. Non può quindi essere ritenuta irrilevante una riduzione di volumetria complessiva di 20 mila mc rispetto al dimensionamento del vigente PRG"

Preso atto di ciò, io mi chiedo e sottopongo alla vostra attenzione.  Qualora il Commissario dovesse nuovamente cassare la variante del Burchio, dare un altro due di picche alla Coneroblu, e rimanere sulla linea Montali/Riccetti. Poi, che cosa succederebbe?

Mi spiego meglio: quei 20 mila mc che con l'approvazione della variante vengono ridotti dal totale degli edificabili, diverrebbero nuovamente edificabili. Giusto?
Allora, a me, che vedo un sacco di cinesi in giro per Porto Recanati, chi me la dà la garanzia che un domani, cassata la variante, e resi nuovamente edificabili quei 20 mila mc che ora sono ridotti, proprio in quei 20 mila mc in più, che ne so, tra 7 o 8 anni, una immobiliare a capitale cinese, non decida di costruire degli ecomostri da vendere prettamente ai propri concittadini costruendo delle piccole orribili Chinatown a Porto Recanati?

In sintesi, e spiego dove voglio arrivare....
Per dichiararci ambientalisti non basta cassare la variante del Burchio.
Sarebbe un'opera incompiuta.
Per dichiararci ambientalisti bisognerebbe prendersi contestualmente l'impegno di cassare la variante del Burchio e proporre, cinque minuti dopo, un'altra variante. Che diminuisca almeno del 20% i volumi edificabili. Solo allora avremmo fatto (per lo meno) pari e patta.

Altrimenti, a me, uomo della strada, i conti mica portano.....





BURCHIO: L'APPELLO DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Riceviamo e pubblichiamo dal Movimento 5 Stelle:

Commissario, occhio al TAR!

Il Burchio divide e non perdona!


Può un commissario prefettizio in amministrazione straordinaria prendere una posizione definitiva su una variante urbanistica che ha visto la città spaccata in due?
Entro quali limiti un commissario che dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione è autorizzato a prendere decisioni politiche? Sono state concordate con tutte le parti in causa? Al Movimento Cinque Stelle di Porto Recanati non risulta di essere stato invitato a tavoli di sorta.
Al momento è stato appena nominato ad interim il funzionario all’urbanistica. Come può costui illustrare adeguatamente al commissario il completo iter urbanistico della variante - adottata e mai approvata – denominata “Parco del Burchio”, con i suoi reiterati pareri negativi della Soprintendenza ai Beni Culturali?

Noi abbiamo studiato con l’aiuto di esperti tutta la questione sotto gli aspetti urbanistici, ambientali, archeologici, di marketing turistico. Siamo perciò disponibili a fornire al commissario tutti gli elementi utili ad una ponderata decisione che tenga veramente conto degli interessi dei cittadini, non degli investitori. Ci possiamo incontrare nella sede istituzionale o anche in un piacevole ambiente conviviale.

Movimento 5 Stelle Porto Recanati


Piccola nota a margine: il Commissario Prefettizio è obbligato da una sentenza a prendere una posizione definitiva su una variante urbanistica che ha visto la città spaccata in due. E deve farlo entro 40 giorni. Poi, ovvio, in qualità di sostituto del Sindaco e dell'intero consiglio Comunale può sentire chi vuole prima di decidere.

L'ARGANO


martedì 28 luglio 2015

DUE O TRE COSE SULLA SENTENZA DEL BURCHIO

Leggendo i copiosi commenti pervenuti sulla vicenda TAR - BURCHIO, è forse il caso di puntualizzare alcune cose enunciate nella stessa sentenza e, forse, non propriamente comprese dai nostri concittadini.

I giudici del TAR con argomentazioni corpose, smontano pezzo per pezzo il comportamento tenuto sulla questione dalla Giunta Montali/Riccetti. Che in autotutela avevano annullato l'accordo procedimentale Comune di Porto Recanati / Coneroblu.  Lo fanno in maniera inequivocabile, anche dura. Sottolineando i vari aspetti della vicenda. Spesso, più che il dispositivo di una sentenza, sembra di leggere un vero e proprio atto di accusa che gli alti togati hanno destinato a chi, quell'accordo, lo ha annullato cassando la variante del Burchio. E respingendo quel progetto che era stato invece fortemente voluto dalla Giunta Ubaldi.

Dalla sentenza insomma, il trio Montali/Riccetti/Berti, non ne esce benissimo. Il Tar, in una quarantina di pagine, smonta tutte le loro argomentazioni. E sottolinea come, dal punto di vista giuridico, il comportamento della Giunta Ubaldi sulla vicenda fosse stato corretto.

Le considerazioni di cui sopra sono scevre dal tifo del pro o contro Burchio. Sono semplicemente oggettive. Chi si è letto la sentenza non può che confermarle.

Il Tar, invece, rigetta la richiesta di risarcimento avanzata dalla Coneroblu. Quella del risarcimento è una questione nella quale sono stati versati ettolitri di inchiostro nel nostro paesello. Spesso esagerando, l'informazione ha posto l'accento su questo aspetto, sottolineando lo spettro default per il nostro Comune e casse prosciugate per le  somme da erogare alla stessa Coneroblu a titolo di (presunto) risarcimento. Il Tar invece, da questo punto di vista, ha optato per una decisione meno drammatica di quella che da più parti si era prospettata. Ha semplicemente messo indietro le lancette dell'orologio al 20 Novembre 2014 (il giorno prima del Consiglio Comunale del Burchio). Ed ha osservato che il tempo intercorso tra l'annullamento in autotutela e l'emissione della sentenza, è quantificabile in pochi mesi e che, "dal punto di vista risarcitorio, sarebbe rilevante solo laddove la variante venisse approvata e venissero poi attuati i passaggi successivi".
Come a dire: nel caso in cui il Commissario Prefettizio decida di approvare la variante così come uscita dai primi passaggi in Consiglio, solo allora potrebbe aprirsi la possibilità di una richiesta danni.
Il Tar insomma, stabilisce che la Coneroblu, ad oggi, non ha un pregiudizio dimostrato. E, contestualmente, ribadisce che le spese relative all'implementazione del progetto iniziale non sono risarcibili perchè le stesse erano indispensabili per la promozione stessa dell'iniziativa e Coneroblu le ha sostenute a suo rischio e pericolo (non potendo il Comune garantire a suo tempo la sicura approvazione della variante).

E quest'ultima è una tesi che in questo blog si è fortemente sostenuta per tutto il periodo antecedente al Consiglio Comunale del 21/11/2014.

Proprio perchè il Tribunale Amministrativo delle Marche ha respinto la richiesta risarcitoria della Coneroblu, non accogliendo la parte del ricorso a questa riferita, la sentenza dispone che le "spese giudiziarie vengano compensate". Ovvero che la Coneroblu si paghi la propria parte e il Comune di Porto Recanati la sua. E anche questo è un punto che andava sottolineato, visto che nei commenti in molti hanno sostenuto che ora dovremo pagare ingenti somme per le spese legali.

Che cosa succede ora?

Succede che la palla passa nelle mani del Commissario Prefettizio Dott. Passerotti. Che entro 45 giorni (questa la tempistica stabilita in sentenza) ha sostanzialmente tre vie perseguibili:

a) Respinge la variante del Burchio con nuove argomentazioni
b) Approva la variante sostituendosi all'organo consiliare (ne ha piena facoltà)
c) Ricorre in appello al Consiglio di Stato.

Come potete ben capire, si tratta di una decisione comunque difficile da prendere. Perchè ha riflessi politici non indifferenti. Nessun argomento come il Burchio ha diviso la nostra cittadina. E il Commissario Prefettizio, comunque deciderà di agire, lascerà una parte dei nostri concittadini scontenti.