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mercoledì 4 dicembre 2013

SEL: LA RELAZIONE PROGRAMMATICA

In una situazione politica che al momento é densa di solo chiacchiericcio, SEL ci ha mandato una interessante relazione programmatica. Idee per il nostro paese. La pubblichiamo volentieri, visto che di idee, fino ad ora, non si é parlato per nulla.

Ci dice, a contorno, Alessandro Palestrini:

Nei giorni scorsi si è letto di un'apertura da parte del PD al partito della Ubaldi.

Personalmente credo sia un grave errore politico tentare un'alleanza con un gruppo che in questi ultimi 15 anni di amministrazione, ha dimostrato di avere una visione governativa totalmente opposta a quella proposta dal PD.

SEL vede l'alleanza con il PD e con UPP quella più naturale possibile e per la quale ha lavorato in questi mesi, ma non è certamente l'unica via possibile.

Dopo le primarie dell'8 Dicembre incontreremo il PD e nel frattempo ci vedremo con il gruppo consiliare UPP.

In ogni incontro porteremo le proposte evidenziate in questa relazione.

 

Cordiali saluti

RELAZIONE CONFERENZA PROGRAMMATICA SEL – 10 NOVEMBRE 2013

Giudizio sull’amministrazione uscente

 

Se scattassimo una fotografia di Porto Recanati ci accorgeremo di avere dinanzi ai nostri occhi un’immagine fortemente contraddittoria e con molti elementi sfuocati.

E se paragonassimo questa fotografia con una di qualche anno fa, ci accorgeremo di avere dinanzi ai nostri occhi un’immagine più ricca di elementi ma posti in maniera molto confusa.

La nostra città è cresciuta dal punto di vista demografico, grazie all’intenso fenomeno migratorio nazionale e internazionale ma soprattutto è cresciuta dal punto di vista strutturale, a causa del forte processo di sfruttamento del territorio che ne ha sfigurato il volto.

Ed è questa la prima vera contraddizione. La triste immagine di una città che ha fatto della speculazione edilizia la prima fonte di ricchezza senza riuscire ad arricchirsi davvero e anzi mostrando un territorio devastato nel quale a fronte di questa crescita non è seguito un serio sviluppo dei servizi a essa legati.

Si sono costruite case ma senza potenziare strade, fogne, servizi pubblici essenziali.

Si è consumato il territorio nel nome di un’urbanizzazione selvaggia che ha avuto come unico risultato quello di cementificare il bilancio comunale ingessandolo sulla necessità di alimentarlo con sempre più oneri di urbanizzazione.

Il risultato, complice una crisi edilizia senza precedenti, è una città ricca di case vuote con tutte le conseguenze che una realtà di questo tipo comporta sia a livello economico che sociale.

 

Tornando alla nostra foto, potremmo osservare chiaramente come sia presente una forte frammentazione politica e sociale della comunità portorecanatese.

Nell’interesse di chi? Per quale motivo una comunità è stata scientificamente frammentata?

Sarebbe troppo semplice citare il detto “Dividi Et Impera”. Sono più propenso a credere che questa situazione sia diretta conseguenza della politica seguita dalla destra in questi quindici anni.

Una politica personalistica che ha creato all’interno delle più importanti associazioni di categoria scontri molto aspri tra i suoi associati.

Abbiamo in quasi tutte le associazioni di categoria dei doppioni inutili che a causa della loro disgregazione non riescono a incidere come dovrebbero nella comunità.

Questo è un fatto grave perché sono convinto che l’unità d’intenti sia la vera e unica arma per far pesare gli interessi di categoria e ottenere ciò che si chiede.

Pensate a come sono stati completamente destrutturati i comitati di quartiere. Sono stati accusati di fare politica quando chiedevano di essere ascoltati. Nella migliore delle ipotesi hanno ottenuto di potersi occupare di feste rionali, e nella peggiore, non sono nemmeno riusciti a presentare una lista di candidati alle elezioni di quartiere.

 

E ancora, cosa possiamo osservare dalla nostra foto? Possiamo notare di essere di fronte ad un’immagine non proiettata nel futuro, ma che al contrario, sta perdendo la nitidezza dei suoi colori e sbiadisce lentamente.

Ciò che stiamo osservando, infatti, è il fenomeno dell’immobilismo culturale, economico e sociale.

Porto Recanati non ha mai scelto su che tipo di economia investire, su come potenziare le sue ricchezze culturali, su come sviluppare e organizzare i servizi per una comunità in continua crescita, su quali caratteristiche dovesse avere l’offerta turistica.

Porto Recanati è andata avanti per inerzia ma oggi questo non è più sufficiente.

È necessario creare quelle dinamiche di collegialità e mettere in campo tutte le più importati competenze per rimanere al passo con le altre città che ci stanno superando.

In quindici anni il mondo è cambiato. Viviamo in una società complessa che va studiata collegialmente e coinvolgendo quante più competenze possibili.

 

L’autoritarismo non ha mai funzionato e tanto più non può funzionare oggi.

L’aver accentrato la maggior parte dei poteri nelle mani di una sola persona è stato un errore strategico gravissimo.

Ha creato situazioni di crisi all’interno di una maggioranza di governo che ha perso pezzi importanti lungo la sua strada.

Rovazzani, Agostinacchio e Fiaschetti hanno scelto di abbandonare questa maggioranza lamentando una scarsa collegialità nelle scelte.

 

Le nostre idee, il nostro contributo

 

Noi crediamo che sia fondamentale avere un approccio politico in grado di ritrovare l’essere comunità.

Oggi non si parla più insieme, non siamo in grado di confrontarci, rimaniamo chiusi nelle nostre convinzioni e non abbiamo voglia di ascoltare gli altri.

La politica è prima di tutto ascolto, non solo degli altri gruppi politici, ma ascolto di ciò che la comunità ha da dire, di ciò che la comunità ci suggerisce.

La politica al contrario dell’autoritarismo è la nostra capacità (nostra, cioè di quelli che come noi tentano di rappresentare un gruppo politico) di capire che facciamo parte di una comunità. Non siamo un corpo estraneo come oggi in molti ci percepiscono.

In fondo si tratta di una percezione giusta. Quanti esempi di buona politica abbiamo saputo dare in questi anni? Quante soluzioni siamo stati in grado di trovare alle principali questioni della città?

Ma soprattutto, ci siamo davvero sforzati di capire quali fossero le vere questioni o ci siamo semplicemente limitati ad esercitare una contrapposizione destra-sinistra in un contesto creato appositamente per la nostra esistenza politica?

Avere il coraggio di abbandonare quel contesto è la sfida della politica nei prossimi anni. Un contesto chiuso e incomprensibile.

Creare e proporre un nuovo contesto, contenitore di un progetto di partecipazione vera, ecco qual è la sfida.

Ritrovare in tutti i settori l’unità di intenti. Unire le associazioni di categoria affinché siano forti e abbiano un peso specifico importante.

Riorganizzare i comitati di quartiere potenziandone i poteri.

L’amministrazione non deve temere il confronto, anzi dovrebbe trarne vantaggio. Per questo è importante pensare e concretizzare strumenti di partecipazione in grado di coinvolgere le cittadine e i cittadini sulle più importanti scelte per la città.

 

Vogliamo confrontarci su alcuni temi secondo noi importanti:

 

CONSUMO ZERO DEL TERRITORIO

Pensiamo che il territorio vada tutelato e valorizzato e il consumo zero deve essere un punto prevalente di un programma politico.

I motivi che hanno spinto a costruire non sono legati agli andamenti demografici o economici ma semplicemente in maniera molto disorganizzata si è scelto di costruire principalmente per riempire le casse comunali. Anche le principali infrastrutture sono state fatte con lo scopo di poter rendere fabbricabili le aree attraversate.

Tenere insieme gli obiettivi di tutela e riqualificazione del territorio congiungendoli a questioni come la grave crisi che sta attraversando il settore delle costruzioni è la giusta via.

Per farlo occorre procedere con un attento monitoraggio del consumo del territorio, programmando azioni di riuso del patrimonio non utilizzato e degradato, azioni di riqualificazione ponendosi precisi obiettivi ambientali, energetici e antisismici.

Investire risorse sulla messa in sicurezza degli edifici pubblici come scuole e presidi medici.

Fondamentale sarà una nuova visione politica intercomunale che abbia cioè la capacità di unire le forze di più comuni al raggiungimento di obiettivi condivisi.

Il recupero del patrimonio e la riqualificazione delle strutture pubbliche vanno perseguite anche incoraggiando progetti e concorsi di idee, stimolando in questo modo la comunità stessa.

 

 

QUALE ECONOMIA PER LA CITTA’?

Come dicevo, in tutti questi anni non si sono scelte molte cose. Non si è scelto per esempio quale economia sarebbe dovuta essere trainante per Porto Recanati.

Sono stati pensati solo programmi a breve termine.

Dobbiamo invece pensare dove vuole arrivare questa città e come farcela arrivare.

Noi crediamo che le principali attività economiche della città dovranno essere il turismo, il commercio e la cultura.

Senza però dimenticare che abbiamo un settore industriale e artigianale da sostenere con strumenti che vanno studiati insieme alle categorie interessate, pensando per esempio, a sgravi fiscali o la creazione di economie di servizio in collaborazione con la Provincia e la Regione.

Ma tornando al turismo, quale volto dargli? Vogliamo continuare a improvvisare oppure siamo disposti a scegliere una strada e perseguirla fino in fondo? Vogliamo un turismo organizzato oppure pensiamo di poter andare avanti con strumenti che funzionavano trenta anni fa?

Il nostro turismo dovrà essere di qualità, dovrà essere diversificato e assecondare più esigenze possibili, da quelle dei giovani a quelle degli anziani, da quelle delle famiglie a quelle del cosiddetto turismo congressuale e dei convegni.

Programmare politiche a lungo raggio partendo innanzitutto dalla necessità di dare una risposta precisa all’annoso e drammatico problema della difesa della costa.

Senza spiaggia sarebbe persino inutile iniziare a parlare di turismo.

Per quanto riguarda il commercio è divenuto ormai indispensabile pensare a soluzioni per sostenerlo.

Scelte sbagliate anzi, ancora peggio scelte mai fatte hanno consentito che le attività commerciali della città fossero minacciate e fortemente limitate da politiche aggressive dei comuni limitrofi che hanno portato centri commerciali fino dentro il nostro territorio.

Siamo contrari ai centri commerciali ma sappiamo che occorre trovare strumenti alternativi. Ci piace l’idea del centro commerciale naturale ma riteniamo indispensabile parlarne con la categoria dei commercianti sperando che trovi finalmente unità.

Infine la cultura. Il settore che offre tante risorse ma che non abbiamo mai saputo valorizzare.

Pensiamo sia fondamentale pensare a un percorso di collaborazione tra comuni in grado di offrire pacchetti turistici itineranti che vada dall’archeologia portorecanatese alla letteratura recanatese fino alla spiritualità della Basilica di Loreto. Forse non ce ne rendiamo conto ma abbiamo potenzialità non solo nazionali ma perfino mondiali.

Al centro dell’economia della città dovrà esserci la possibilità di creare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani ma non solo.

I giovani, sono loro che dovranno offrire nuovi stimoli. I giovani dovranno suggerire all’amministrazione quali spazi vorranno occupare, di quali mezzi hanno bisogno per la loro crescita, per raggiungere la loro maturità, per divertirsi, per realizzarsi all’interno della propria comunità.

 

LE ALLEANZE POLITICHE

A oggi non ci sono molte certezze. Possiamo dire che ormai da qualche anno abbiamo avuto incontri più o meno costanti con il PD.

Durante questi incontri abbiamo discusso di come affrontare le prossime elezioni.

Ci siamo confrontati su quali strumenti mettere in campo. Noi abbiamo proposto le primarie per la scelta del candidato sindaco ma abbiamo anche detto che non sarebbe un punto di rottura nel caso queste non sarebbero accettate dalla coalizione. Ci siamo cioè messi a disposizione.

Abbiamo operato sempre nella piena consapevolezza che cercare l’unità sarebbe stata l’arma vincente.

Oggi il PD si è rinnovato e non sappiamo con esattezza quale sarà il rapporto tra noi.

Credo sia necessario un incontro a breve con il nuovo direttivo per stabilire un’agenda politica che preveda obiettivi e tempistiche dettagliate, visto anche l’imminente arrivo dell’appuntamento elettorale.

Sinceramente sarei propenso a dare per scontato che tra SEL e PD ci sia unità di intenti, sarei molto sorpreso del contrario, perché le nostre idee convergono in molti punti, probabilmente in tutti e credo quindi che sarebbe un peccato ma soprattutto poco credibile offrire ai nostri elettori, ancora una volta, un contesto di divisione. Non ci capirebbero e finiremmo per deluderli.

 

Non sono però ingenuo e credo che un’alleanza non possa limitarsi a soli due soggetti politici. Abbiamo la necessità di aprirci a tutte le forze politiche di sinistra.

Non sto proponendo un calderone che abbia lo scopo di sommare voti, quello che sto proponendo è un insieme di forze politiche e sociali che possano ritrovarsi e confrontarsi su contenuti programmatici ben precisi.

SEL ha avviato nei mesi scorsi una serie di incontri con alcune forze politiche e culturali del panorama cittadino.

Abbiamo incontrato Uniti per Porto Recanati, Porto Recanati a cuore di Rovazzani, il M5S, il MUP.

Con tutti loro abbiamo avuto colloqui informali ma molto utili a disegnare un possibile scenario. Ciò non significa che abbiamo definito alleanze che per esempio con il M5S è impossibile, considerata la loro chiusura totale verso qualsiasi altra forza politica a meno che non si abbracci completamente il loro simbolo.

Ciò che manca, però, è una sintesi e una definizione delle potenziali alleanze.

Su questo bisognerà lavorare da subito.

Non faremo alleanze con le persone ma le faremo molto volentieri con le loro idee, con i loro programmi. Non avremo pregiudizi sulle persone ma riterremo discriminante la loro visione per Porto Recanati.

Lo scenario politico è preoccupante. Ci sono soggetti che hanno iniziato a pensare liste seguendo i più sbagliati metodi tipici della vecchia politica.

Non siamo interessati a questo. Non siamo interessati alla frantumazione ma lavoriamo per l’unità. Non vogliamo il salvatore della patria ma un gruppo di persone competenti che sappiano affrontare con decisione e collegialità le nuove sfide.

Ma è ovvio che dovremo individuare una figura che sappia interpretare al meglio il ruolo di sindaco.

Nei mesi scorsi, in funzione di un ritrovato rapporto di collaborazione abbiamo chiesto a Lorenzo Riccetti, insieme al PD quale fosse la sua intenzione in merito ad una sua possibile candidatura.

Molti hanno visto in questo, l’appoggio incondizionato di SEL a Riccetti.

Sappiamo entrambi che non è così. Abbiamo stima per Lorenzo ma entrambi eravamo convinti che in quel momento fosse più opportuno iniziare un percorso quanto più possibile unitario ma senza sapere dove ci avrebbe portato quel percorso. Tra l’altro Lorenzo Riccetti non ha ancora ribadito la sua intenzione.

L’esperienza del gruppo Uniti per Porto Recanati ci offre un’opportunità in più ma a costo che essa sia valorizzata anche nell’opinione pubblica.

Il gruppo ha svolto un buon lavoro in questi anni ma in pochi l’hanno potuto apprezzare a causa di una non efficace, a nostro avviso, azione mediatica e di iniziativa pubblica.

Va quindi focalizzato assolutamente il criterio attraverso il quale individuare il candidato sindaco perché la verità è che a oggi non ne abbiamo uno o una.

Si sono letti nei giornali dei nomi per i quali però non so se ci sia stata la solita speculazione mediatica o elementi più concreti.

 

 

 

SEL è disposta a valutare qualsiasi opzione possibile, ma la parola d’ordine dovrà essere inclusione intorno ad un progetto condiviso.

9 commenti:

  1. Il consumo zero del territorio è la più grossa fregnaccia da qua no l'omo ha 'nventato ed cavallo!!!!

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    1. Sono aperte diverse scuole serali che insegnano bene l'italiano. Pensaci.

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    2. Il problema è il T9 sapientone....

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  2. Se l'attuale situazione politica e soltanto chiacchiericcio, con questa odissea di ovvietà sparate da Sel state contribuendo alla grande ad impinguarlo. Tutta minestra riscaldata, a quanto si legge, niente di nuovo sotto il sole. Ma poi, scusa Argano, per quel che riguarda il chiacchiericcio tu sei campione del mondo, dal momento che il tema predominante su questo blog è proprio la politica.

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  3. Cari signori di SEL di Porto Recanati,se in provincia e in regione ci fossero persone che facessero fare due passi indietro alla Ubaldi,promettendogli un posto più di spicco,voi lo fareste un accordo con l'Udc su un progetto ben definito?

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    1. Lorenzo Riccetti4 dicembre 2013 17:27

      Carissimo anonimo, a titolo personale dissento integralmente dalla soluzione da te proposta e per spiegarne il motivo utilizzo una locuzione latina facilmente comprensibile, grazie alla pregevole spiegazione fornita da Wikipedia.
      Invero, quanto da te prospettato mi sembra corrispondere vagamente al principio: "Promoveatur ut amoveatur". cit. "La traduzione letterale è: sia promosso affinché sia rimosso. Viene usata spesso nel linguaggio burocratico per esprimere la necessità di liberare una posizione chiave dell'organigramma dalla persona che lo occupa, promuovendo la stessa persona a un qualunque altro ruolo di rango superiore, per lo più meramente onorifico, essendo questo l'unico mezzo per poterlo "legalmente" allontanare dalla posizione occupata.
      Volendo, si potrebbe associare questa espressione al famoso Principio di Peter "Ogni membro di una gerarchia tende a essere promosso fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza, dove si ferma."[1]
      Si potrebbe cioè sostenere che talvolta l'unico modo per liberarsi di un incompetente sia quello di promuoverlo ad una posizione nominalmente di prestigio, ma in realtà inutile, dove non possa fare danni.
      1.^ La conseguenza di questo principio è: "Con il tempo, ogni ruolo dell'organigramma tende ad essere occupato da un incompetente." "
      A mio sommesso avviso un "piano" del genere, più che costituire un esempio di successo della diplomazia e della politica sarebbe il "manifesto" della sua inettitudine" ed della sua endemica incapacità di auto-riformarsi!

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  4. E facci ridere un poco chi sarebbe l'UDC senza la Ubaldi?

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  5. Hai ragione, anonimo delle 14.52, ma gli altri partiti una Ubaldi non ce l'hanno. Tutta qui la differenza, per il resto un partito vale l'altro.

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  6. Anche una "scoreggia" nello spazio (come certe cose che leggo ogni tanto) non è ad impatto zero, figuriamoci il resto..........

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