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venerdì 25 febbraio 2011

A PROPOSITO DI OUTLET... ANDIAMO A SIRACUSA


Nelle scorse settimane, sui quotidiani locali, abbiamo letto spesso articoli riguardanti il probabile futuro progetto di realizzazione di un "outlet" a Scossicci. Chi è contrario invoca la perdita di posti di lavoro derivanti dalla concorrenza che l'outlet farà a tutti gli esercizi commerciali del centro, chi è a favore lo reputa una grande  attrattiva per Porto Recanati, e soprattutto per il suo quartiere più settentrionale.

Noi siamo andati un po' a indagare e abbiamo scoperto questo:


Siamo a Melilli, una cittadina grande più o meno come Porto Recanati, sulla costa orientale della Sicilia, alle porte di Siracusa: un distretto densamente popolato (considerati i 12mila abitanti di Melilli, gli altri 12mila di Priolo Gargallo, i 34mila di Augusta e soprattutto i 123mila di Siracusa). 

Melilli, ironia della sorte, condivide con Porto Recanati anche un'altra minaccia: indovinate quale?

Guardate che fine ha fatto il grande outlet in costruzione nella periferia sud del comune siciliano, vicinissimo alla città di Siracusa:


Riportiamo il testo dell'articolo (dal "Giornale di Siracusa" del 18 dicembre 2010):

Era stato annunciato in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palermo. Era l'estate scorsa e gli investitori dell'outlet di contrada Spalla, a due passi dal centro commerciale Auchan, fissarono al 5 novembre la data di apertura della nuova struttura. Di tagli di nastro, fino ad oggi, non ce ne sono stati, anche perché gli imprenditori non sono riusciti a trovare aziende disposte a comprare.
E così da diverse settimane, gli operai e i tecnici della ditta che stava svolgendo i lavori di costruzione se ne sono andati visto che l'aria che tirava non era certo buona.
Preoccupazione è stata espressa dalla CGIL: "Si tratta di una brutta notizia - spiega Enrico Tamburella, della segreteria provinciale - per l'entità delle enormi risorse finanziarie sostenute (pare circa 75 milioni di euro) che rischiano di andare in fumo e di lasciare in quel territorio, già ampiamente devastato, uno scheletro architettonico destinato a diventare un ecomostro. E per le mancate ricadute occupazionali, dopo che per mesi è stata propagandata ai quattro venti l'assunzione di circa 1000 lavoratori tra diretto e indotto, anzi per essere più precisi, già nelle segreterie dei vari deputati e degli amministratori locali erano già pronte le liste dei lavoratori da assumere. E' evidente che come organizzazione sindacale siamo molto sensibili, quando si parla di nuovi posti di lavoro, visto che con questi lustri di luna non si riesce a trovare un posto di lavoro nemmeno a cercarlo nel pagliaio, anche se si tratta di lavori estremamente flessibili e precari (contratti week-end, Co.co.pro., part-time), con salari medi intorno ai 500 euro.
Quel che è strano è che non si capisce in base a quale principio economico si costruisce una struttura di tale grandezza, senza un minimo di analisi socio-economico-finanziaria, in un territorio che già conta alti costi in materia di occupazione".
Il sindacato chiede un intervento delle istituzioni, "finora assenti, Provincia e Comuni, perché assolvano a compiti di regolazione e controllo, attraverso l'approvazione dei piani commerciali per evitare di restare con un pugno di mosche in mano, come si è verificato nel caso dell'outlet di Melilli".

1 commento:

  1. NON SARA' RICICLAGGIO DI DENARO "SPORCO"?????
    C'è GENTE DI UN CERTO LIVELLO,CHE AFFOGA NEL DENARO SPORCO E NON SA DOVE BUTTARLO....COSA FARCI ED INVENTA TUTTO E TROVA ANCHE APPOGGI PUBBLICI !!!

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