Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del dott. Luigi Presto:
Vorrei proporre una riflessione a poche ore dalla catastrofe che ha colpito (anche) la nostra cittadina.
Non è difficile non provare, in questi momenti, un senso di profonda solidarietà verso tutti coloro che hanno subìto danni.
Al contrario, è piuttosto semplice immaginare il dolore e la frustrazione di chi si è visto sommergere il frutto del proprio lavoro e la rabbia di sentirsi vittime di qualcosa che assomiglia molto a una punizione divina.
In effetti, ogniqualvolta la natura si scatena, l'umana presunzione di poter dominare gli eventi viene inesorabilmente umiliata.
I fenomeni di inondazione/esondazione sono fenomeni ricorsivi, facilmente prevedibili; ciò vuol dire che è noto che si ripeteranno e dove si ripeteranno, sebbene i tempi di ritorno possano essere abbastanza lunghi, ovvero sufficientemente lunghi, da essere…. facilmente dimenticati.
E adesso aggiungiamo un’amara considerazione: la gran parte delle aree sulle quali è stato pianificato il futuro "sviluppo" urbanistico della città, ieri era sotto un metro di acqua e fango.
La piana di Santa Maria in Potenza, dove qualcuno sta pensando di costruire un centro commerciale, ieri era sotto un metro di acqua e fango; la zona del parco archeologico (di fronte alla pineta) dove recentemente è stata approvata una grande lottizzazione, ieri era sotto un metro di acqua e fango; la piana di Scossicci, dove è già stato deciso l’insediamento di nuovi villaggi turistici, outlet etc., ieri era sotto un metro di acqua e fango.
Entro pochi giorni l’acqua si ritirerà, entro pochi mesi il fango sarà lavato via ed entro qualche anno i progetti troveranno attuazione grazie all’oblio di una memoria a lungo termine che, notoriamente, in troppi dimostriamo di non possedere.
Purtroppo ho quasi l’impressione che una parte di quel liquido limaccioso rimanga attaccato ai nostri neuroni ossidandoli e, con loro, ossidando il ricordo di quel dolore, di quella rabbia e di quella frustrazione che adesso sentiamo viva.
Dott. Luigi Presto


Purtroppo questo non ci sorprende più di tanto, considerando come sono ridotte le nostre spiagge, fonte primaria del nostro essere "paese turistico"...
RispondiEliminabelle foto
RispondiEliminaQualche giorno fa mi ero posto il problema sui danni delle mareggiate ed avevo chiesto aiuto, tramite questo blog, ponendo una domanda: è stato sempre così o solo in questi ultimi tempi il mare è diventato incontenibile ? Con la riflessione odierna, ho capito che ci vorrebbe una cura rinforzante per la memoria di coloro che decidono di strafregarsene degli inevitabili eventi atmosferici e permettono di far occupare zone che ciclicamente saranno danneggiate. Magari facendo ricadere sulla collettività le spese di ripristino (.. e Pantalone paga). Grazie Dr. Presto!
RispondiEliminaIn questa situazione denuncie e commenti sembrano rappresentare più uno sfogo che una vera e propria indignazione. La sensazione è che siano rivolti genericamente a terze persone quasi come si volesse dire “io ho fatto la mia parte l’ho detto, l’ho raccontato, l’ho denunciato”, ma in generale, questi sfoghi, queste proteste, non diventano vere e proprie rivendicazioni, non producono l’effetto che sarebbe necessario, e cioè movimenti di opinione pubblica, confronto tra posizioni, azioni di contrasto al fine di essere ascoltati.
RispondiEliminaIn poche parole: non si trasformano in confronto democratico, in partecipazione.
Chi raccoglie queste voci, chi le ascolta, chi conferisce loro la dignità di essere ascoltati?
Forse non è ancora matura nel nostro paese (ma non solo) una vera e propria coscienza civile, capace di scuotere le sensibilità dal torpore quotidiano, dal ghetto e dai confini del “proprio orticello”.
E la sensazione è quella di impotenza di fronte allo scorrere degli eventi.
E’ tempo di svegliarsi, di prendere in mano il coraggio, di trasformare le singole voci in coro, di dare dignità al proprio ruolo di cittadini. Non tanto per noi; quanto per le future generazioni.
ciribillo
L'incuria del territorio, ci dimostra come la natura ogni tanto ci ricorda un atteggiamento oltraggioso da parte del'uomo che si sente onnipotente
RispondiEliminaIo non temo la Natura, temo più la stupidità, la voglia di arricchirsi a qualunque costo di molte persone che nonostante siano consci dei pericoli, continuino a distribuire firme sui permessi....
RispondiEliminaDa ragazzino abitavo nel palazzo davanti al circolo della vela e mi ricordo che non tutti gli anni ma quasi le onde sbattevano contro il piano rialzato del palazzo.Mi ricordo dei garage sommersi, della caserma della finanza e del giardino del dott Valentini sott'acqua,dell'enorme quantità di legna in via Garibaldi.E piazza Carradori? A nord la strada che passava ad est della montedison(nello stesso punto adesso c'è una fila di case)l'abbiamo demolita noi? Sono passati 35 anni signor Reboli e di mareggiate così non ce ne sono state più, quindi possiamo dirci fortunati. Mi sono sempre posto questa domanda: le imprese sul mare chiedono soldi di qua e di la per le protezioni, ma di loro cacciano qualcosa?
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